| L’INSEDIAMENTO
D’ALTURA NEL TERRITORIO FRIULANO TRA
ETÀ PRE-ROMANA E MEDIO EVO |
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Gli abitati antichi
collocati nell'area collinare ("in altura") del Friuli, pre-sentano per
gli studiosi due momenti evolutivi di particolare difficoltà inter-pretativa:
il primo è il passaggio dalle culture indigene della protostoria - cioè
l'inizio dell'età storica, in queste zone precedente la romanizzazione,
nel no-stro caso coincidente con la tarda Età del Ferro celtica (IV- II
secolo a.C.) -, alla colonizzazione romana (la fondazione della colonia
latina di Aquileia è del 181 a.C.), il secondo è il passaggio dalla romanità
(la caduta dell'impero romano d'Occidente avviene nel 476 d.C.) all'alto
Medio Evo (fino circa allo VIII secolo d.C.). Il problema riguarda la
continuità dell'insediamento sia come manteni-mento delle strutture edilizie
abitative sia come modi di vita, articolazione della società, cultura
in generale ed economia. Per quanto riguarda il primo momento problematico,
gli studiosi di pro-tostoria segnalano in Friuli una crisi del popolamento
ed una grave recessio-ne culturale e demografica, nella tarda Età del
Ferro, dagli inizi del IV sino al II secolo a.C.; quanto le genti celtiche
possano aver influito su questa si-tuazione è ancora difficile da definire.
Le più recenti scoperte segnalano di-versi abitati di cultura celtica
o celtizzata in area pedemontana e montana, co-me quelli di Paularo, Verzegnis,
Raveo Monte Sorantri, Lauco, Amaro. Resta aperto il problema di quanto
questa presenza celtica fosse diversa dalle cul-ture indigene. L'insediamento
d'altura nell'ambito delle culture celtiche del tardo pe-riodo La Tène
(corrispondente alla tarda Età del Ferro), è caratterizzato da fortificazioni
naturali e artificiali ed è differenziato in due tipologie, come sappiamo
anche dal De bello Gallico di Cesare che combatte i Celti nel cen-tro
Europa: oppida di vasta estensione, con numerosa popolazione residente
e con un'articolazione interna complessa, e castella, nuclei fortificati
minori, di ridotta estensione e meno numerosa popolazione, apparentemente
più ap-partati e probabilmente più antichi. E' quest'ultimo modo dell'abitare
del mondo celtico e celtizzato, quello del Friuli al momento della conquista
ro-mana, adatto ad un'articolazione sociale per tribù e clan. 16 L'insediamento
d'altura nell'Italia settentrionale in età romana sembra in-vece svolgere
un ruolo minore, legato allo sfruttamento di particolari econo-mie, ad
esempio della selva o delle miniere, rilevanti dal punto di vista della
ricchezza del territorio, ma ridotte da quello del popolamento ed emarginate
sotto il profilo sociale. Le popolazioni delle Alpi orientali sono state
per qualche tempo ostili ai Romani, come gli autori antichi testimoniano.
Anche dopo la conquista, la politica romana in questi territori potenzialmente
ostili, realizza sistemi di controllo in cui accanto ed in stretta correlazione
con la distribuzione colo-niale delle terre in pianura, si costituiscono
centri urbani di fondovalle per diffondere i modelli di vita irradiati
dal centro del potere, Roma. A questi po-li del popolamento e del controllo
sociale si accompagna la creazione di una rete viaria con le relative
infrastrutture di collegamento fra il popolamento sparso e le nuove città,
coagulo della popolazione (fig. 5); dove i centri urba-ni anche minori
non sono realizzabili o la loro distanza è troppo grande, le strade e
i villaggi (vici) o le stazioni per una breve sosta e il cambio dei caval-li
(mansiones), assolvono parzialmente la funzione di romanizzazione del
ter-ritorio e cioè di diffusione del sistema di vita romano. Questa politica
di popolamento romana è ben verificabile nella pianura settentrionale
del Friuli: 150 anni dopo la fondazione della colonia latina di Aquileia
(181 a.C.), caposaldo militare ed economico della regione, la fonda-zione
di Iulium Carnicum (Zuglio) e Forum Iulii (Cividale), corrisponde ap-punto
a questo schema che prevede l'innesto di centri urbani minori di fon-dovalle
lungo fondamentali assi viari, come elementi di controllo militare e sociale,
coaguli del popolamento e centri di irradiamento della cultura roma-na.
A questi centri non fanno capo solo i coloni delle fertili terre delle
pianu-ra, ma anche la popolazione indigena ancora sparsa nelle vallate
minori, do-ve ancora forte, e per lungo tempo, è il peso delle tradizioni,
come il modo di costruire, di abitare e di produrre gli utensili domestici.
La conquista roma-na in questi ambiti passa necessariamente attraverso
l'acculturazione che può aver luogo più che con le armi e l'imposizione
amministrativa e politica, con l'attrattiva esercitata dalle merci e dagli
innumerevoli aspetti di una vita più comoda e agiata. In questa politica
insediativa Castelraimondo, insediamento d'altura ro-mano fortificato
nei primi due secoli dell'impero, si giustifica perché colloca-to all'interno
del sistema di comunicazioni voluto da Augusto (sovrano dal 27 a.C. al
14 d.C.), in relazione alle sue imprese militari centroeuropee. Infatti
il colle costituisce un punto in connessione visiva ottimale con le alture
di Oso-pus (Osoppo) e Reunia (Ragogna), consentendo una trasmissione di
segnali rapidissima dal gomito del Tagliamento fino al mare. Come torre
di guardia (si veda il paragrafo 2 del Cap. III, I risultati dello scavo,
relativo all'età ro-mana di Castelraimondo), è indizio della necessità
di controllo di un percor-17 so ritenuto importante o pericoloso, come
quello che risale la valle dell'Arzi-no come scorciatoia per la Carnia.
Per lungo tempo il Friuli non è frontiera, ma sicura retrovia, anche se
non mancano sacche di resistenza alla conquista romana da parte di tribù
alpine nonché fenomeni di guerriglia e brigantag-gio. Molti degli avvenimenti
più drammatici della vita dell'impero tra III e V secolo d.C. hanno come
teatro il versante italico dell'arco alpino orientale. Il Friuli, da sempre
cerniera e terra di passaggio fra il mondo italico e quello ger-manico
e balcanico, è in questo periodo particolarmente esposto alle incur-sioni
di popoli barbari portatori di culture diverse, e alle scorrerie degli
stessi eserciti imperiali in lotta tra loro. Spezzato il legame tra abitati
rurali e centri urbani a causa non solo delle incursioni barbariche ma
anche della crisi agra-ria, delle epidemie, del brigantaggio, del decadimento
degli assi di comunica-zione, fin dagli inizi del III secolo d.C. si ritorna
a forme di abitazione arroc-cate e fortificate. Si ha una rioccupazione
di siti d'altura protostorici ed una ri-presa di tecniche edilizie tradizionali,
mai del tutto abbandonate, ma ora con-giunte a modi di vita di qualità
molto inferiore rispetto al periodo precedente, attribuiti alla "germanizzazione"
progressiva della cultura degli abitanti; l'eco-nomia appare ora frammentata
in ambiti territoriali ridotti e circoscritti. L'insediamento d'altura
riprende dunque in età tardoimperiale come ri-fugio dai pericoli della
pianura. Si tratta di un insediamento misto, in parte civile e in parte
militare, con strutture fortificate atte a sostenere assedi. Bi-sogna
tuttavia ricordare che le principali e più grandi fortezze tardoromane
so-no poste sulle grandi vie di comunicazione, in pianura. Solo da pochi
anni sono stati scavati insediamenti d'altura tardoantichi, in Italia
settentrionale, come in Lombardia, in Trentino e in Friuli (fig. 6). La
di-stinzione tra installazioni propriamente militari - castra (accampamenti),
castel-la (fortezze), speculae (torri di guardia) - e opere di difesa
civile sorte soprat-tutto in età tardoantica - refugia (rifugi), ville
fortificate -, risulta difficoltosa in siti non sufficientemente indagati
o non ben definiti sul piano funzionale, an-che nell'area austriaca e
slovena dove queste indagini sono state condotte ap-profonditamente da
più tempo. Un sito romano d'altura potrebbe anche esse-re collegato ad
iniziative isolate di difesa di singole comunità in tempi difficili, oppure
ad un tipo di insediamento stabile, alternativo ai luoghi paludosi di
pia-nura o legato alle attività tradizionali dell'ambiente montano: pastorizia
e sfrut-tamento del bosco o di miniere e cave in tempo di pace. L'analisi
degli insedia-menti d'altura va quindi affiancata a quella degli insediamenti
di pianura, in un'articolata visione economica di un mondo, quale quello
romano, capace di integrare e correlare economie diversificate attraverso
una potente rete di co-municazioni e commerci irradiata dai centri urbani.
Ancora diversa è la situazione dell'insediamento d'altura in età medioe-18
vale. La moltiplicazione dei centri del potere feudale conduce all'erezione
di castelli e fortezze, talvolta in relazione con insediamenti antichi,
in qualche caso riutilizzandone anche le rovine. Così accade che siano
molti i castelli friulani, spesso in collegamento visivo tra loro, che
si ritengono costruiti su precedenti insediamenti romani, talora anche
preromani, indiziati da rinve-nimenti di materiali e, più raramente, da
resti edilizi.

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