Esportazione
di alimentari da Cadice verso l’Alto Adriatico
e oltralpe in epoca romana |
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Nella
Antichita’, come oggi, il commercio degli alimentari si svolgeva su grandi
distranze fra zone distanti
due, tremila chilometri.La ragione di questa attivita’ di persone di diverse
professioni era non solo di fornire i vari cibi ove non c’ erano, ma anche
di soddisfare le preferenze di alimentazione.Percio’ nelle zone costiere
di Luni,Pompei,Altino,Aquileia si importavano le salse e conserve di pesci
della Betica.Il vino italico era importato nelle coste catalane che, nello
stesso tempo,cioe’ dal I sec.A.C., esportavano vino verso le Gallie.I
centri di produzione di contenitori per trasporto spesso imitavano le
forme conosciute dei grandi produttori. Il miglior esempio sono le anfore
con anse bifide,chiamate Dr 2-4,che servivano per vino e venivano prodotte
nelle isole greche, Istria,Lazio e Campania, Gallia Narbonensis,Catalogna
e forse anche in minor quantita’ nella Betica.Per segnare proprieta’ e
quantita’ del prodotto le anfore venivano spesso bollate con i nomi di
proprietari e produttori sia del prodotto alimentare sia delle manifatture
delle anfore.Nei bolli e tituli picti delle anfore olearie betiche esportate
in tutta l’ Europa romana troviamo tutto un sistema di intermediatori
commerciali, trasportatori e controllori statali Con lo sviluppo del Impero
romano, il commercio di alimentari verso le provincie del Centro e Nord
Europa divenne necessario. L’olivo e la vite non crescevano oltralpe e
i soldati romani ne necessitavano.Le conserve di pesci non potevano mancare
anche nei campi militari sul Reno e Danubio.In questo caso c’erano luoghi
nodali nei commerci tra il mare e l’ Europa centrale. Aquileia aveva questo
ruolo nodale per Pannonia e Norico, qui arrivava diversa merce alimentare
dall’ Egeo e dalla lontana Hispania.
Si pone la
domanda quali cibi dovessero essere sopratutto importati nelle zone pre
e transalpine.Nella zona padana e in Istria vi sono e sempre esistevano
condizioni favorevoli per la crescita della vite e dell’ olivo e il mare
e numerosi fiumi fornivano il pesce. Non vi era dunque la necessita’ assoluta
d’ importare questa merce dalla distante Penisola Iberica.Nei tempi augustei
con una certa stabilita’ politico economica il commercio prese il carattere
di liberi e voluti scambi mercantili.Il commercio iberico nel’’ epoca
augustea era molto espanso in tutto il Mediterraneo.Al commercio degli
alimentari si accompagnavano trasporti di varie merci ricercate in diverse
zone europee.La provincia Betica,odierna Andalusia,chiamata cosi dal fiume
Betis oggi Guadalquivir,produceva grandissime quantita’ di olio, conserve
di pesci e anche, in minor quantita’, di vino.Vere e proprie fabbriche
di conserve di pesce erano collocate lungo la costa atlantica della zona
di Cadice ove sono state individuati molti luoghi di produzione.Il sale
era vicino e finoggi ci sono le saline lungo la laguna.La produzione dell’
olio avveniva in un centinaio di manifatture lungo il Guadalquivir.Dal
1989 la missione spagnola diretta da J.M.Blazquez e J.Remesal scava la
piu’ grande discarica romana che esiste in Europa, cioe’ Monte Testaccio
a Roma.A Monte Testaccio, quasi nel centro della città’ e’ cresciuta
una collina di piu’ di quaranta metri di altezza formata per la maggior
parte dai resti delle anfore che servivano per l’ olio prodotto lungo
il Guadalquivir. Esse venivano timbrate con i nomi di vari produttori
e portavano segni dipinti che informavano del contenuto e delle persone
responsabili della distribuzione della merce.Il trasporto di queste anfore
a Roma e’ durato piu’ di quattro secoli fino a quando l’ Africa settentrionale
non divenne una concorrente troppo forte per i prodotti iberici.Le anfore
iberiche vengono trovate anche nelle altre provincie romane come nella
Retia ove ad Augusta Raurica-Augst ve ne sono qualche cetinaio.Anfore
betiche si trovano anche nelle Gallie,Germania e perfino in Britannia.Le
anfore olearie arrivavano fino in Israele ove sono a Cesarea Maritima.Il
vino catalano veniva trasportato fino al Mar Rosso ove naufrago’ un carico
con le anfore Dr 2-4 presso l’ isola Zabargad, all’ altezza della Berenica.
Conserve di pesci in contenitori che portavano un bollo uguale a quello
dell’ anfora di Conimbriga,venivano trasportate dalla Betica o Lusitania
anche fino al deserto siriano a Palmira. La missione polacca ha scoperto,
nel 1997, un’ anfora tipo Almagro 50 a Palmira.Un’ altra missione polacca,
che scava a Nea Paphos a Cipro, trova anche anfore di produzione betica.
Ovviamente
ogni regione ha la sua caratteristica rispetto alle quantita’ e ai produttori
che mandavano i loro prodotti in determinate zone. Un esempio della specializzazione
del mercato oleario e’ dato dal carico della nave sommersa presso Narbona
a Poer Vendres.Questo carico iberico, datato al quattro decennio del I
sec.d.C., era composto di lingotti metallici, di anfore per salse e conserve
di pesci e di quelle per l’ olio analuso. I nomi sulle anfore olearie,
la’ ritrovate negli anni settanta, sono gli stessi di quelli sulle anfore
iberiche trovate in vari luoghi lungo il Rodano e il Reno, ove venivano
esportate. Questo dimostra che il carico di Port Vendres poteva essere
destinato ai mercati gallici e germanici solo che ha naufragato subito
dopo la costa.La merce era partita probabilmente da Cadice ove venivano
caricate le anfore e i metalli.Cio’ che testimoniano vari ritrovamenti
de La Caleta di Cadice. Anche se il porto della città’ non e’ stato
scoperto finoggi non ci sono dubbi che di la partivano le anfore cariche
di olio ,pesci , vino e le piccole anfore simili alle brocche, Dr 28,
che forse servivano per miele oppure molluschi.Questa via lungo le coste
iberiche verso la Gallia e’ stata usata molti secoli come mostrano i naufragi
lungo le coste catalane e di Linguadoca(vedi testo di I.Modrzewska-Pianetti
per il progetto Raffaello, sulle rotte commerciali nel Mediterraneo).I
carichi erano destinati ad Arles o Marsiglia per secoli come dimostrano
i ritrovamenti subacquei del pericoloso golfo di Fos ove si trova un cimitero
di navi affondate provenienti dalle varie parti del Mediterraneo dai tempi
rebubblicani alla tarda Antichita’.Le merci che arrivavano allo sbocco
del Rodano venivano distribuite fino al Reno dove si trovavano gli accampamenti
romani di Haltern e Oberaden.I soldati erano i consumatori dei prodotti
iberici come risulta dai ritrovamenti di anfore avvenuti ancora all’ inizio
del nostro secolo.
Non era in
uso solo questa via di distribuzione delle merci iberiche. Un altro cimitero
sommerso si trova nello stretto di Bonifacio fra sardegna e Corsica.Questa
era la via piiu’ diretta verso Roma ma anche verso Pompei.Interessante
e’ che fra Roma e Pompei vi era un interesse diverso per la merce iberica.Roma
era interessata all’ olio mentre Pompei ed Ercolano preferivano le conserve
di pesci importate dalle manifatture di Cadice dalla zona di Puerto real,
Puerto Santa Maria ed Algeciras. Sulle anfore utilizzate per le salse
di pesci le piu’ frequenti sono le scritte dipinte che informano sul contenuto.Queste
scritte nere o rosse chiamate "tituli picti" erano la pubblicita’
delle merci.Secondo i tipi di pesci esistevano le diverse conserve che
venivano messe in contenitori diversi che appartenevano alla grande famiglia
di contenitori betici ,come dimostra la carta allegata(vedi testo di V.
Di Folco e I.Modrzewska-Pianetti, per il programma Raffaello,sul menu
degli Antichi).Il piu’ popolare si chiamava garum ed era una delle specialita’
prodotte sulle coste andaluse.Le fabbriche di Baelo Claudia-Bolonia fanno
impressione anche oggi.Il massimo sviluppo di queste produzioni si ha
alla fine del I sec.a.C. e inizi del II sec.d.C.In alcune delle anfore
dei naufragi si sono conservate le spine dei pesci che erano contenuti
.Questi casi aiutano alle identificazioni delle iscrizioni dipinte.Sono
poche le analisi organiche dei contenuti anforici;si stanno svolgendo
ora le analisi sulle anfore iberiche e adriatiche ritrovate nel Veneto.
Gli studi
sulle anfore iberiche sono cominciati con la monografia di M.Beltran Lloris
nel 1970.Egli ha pubblicato i vari tipi di contenitori imnportati e prodotti
nella Penisola Iberica, e alcune forme vengono nominate fin oggi dal suo
nome.Proprio in quegli anni gli archeologi dei vari paesi europei si sono
volti agli studi sui contenitori per la ricostruzione dei mercati antichi.
Una delle
merci piu’ importanti nell’ Antichita’ era il vino.Dal mondo Greco,attraverso
le colonie della Magna Grecia, e’ arrivata la coltura della vite nella
Campania e Lazio.Dopo ,nel I sec.a.C, nella Penisola Iberica esistevano
nelle varie zone le produzioni vinarie che venivano esportate in Italia
,Gallie, Britannia. Le produzioni betiche sono state riconosciute anche
tramite il ritrovamento di un carico sommerso.Sulla nave di Port Vendres
II una delle anfore portava le informazioni dipinte concernenti la sua
provenienza e contenuto.La produzione andalusa per esportazione finisce
nel I sec.d.C dopo il dominio delle produzioni vinarie della Hispania
Tarraconensis cioe’ Catalogna.Oltre al vino greco, campano,laziale,emiliano
ed adriatico l’ Italia si approvigionava anche con il vino catalano. A.Tchernia
nel suo libto(vedi bibliografia) ha rivelato tutti i segreti dei vini
romani. L’ espansione della esportazione catalana e’ dimostrata da vari
ritrovamenti presso le coste della Provenza, Corsica e Liguria(vedi testo
di I.Modrzewska-Pianetti per il programma Raffaello sui commerci della
X Regio).Presso Diano Marina, in Liguria e’ avvenuto il naufragio di una
nave cisterna con le anfore catalane per il vino che probabilmente era
portato anche nei grandi dolia fissati sulla nave.Chissa se non fu questo
peso la causa del naufragio.
Questo quadro
schematico non sarebbe completo senza nominare i lingotti di rame,ferro,piombo
e zinco che venivano largamente spediti dalle numerose miniere spagnole
specialmente andaluse.I lingotti di zinco quasi puro avevano la forma
di fibbia diversamente dagli altri metalli.Vari lingotti avevano bolli
a volta identici alle anfore trasportate sulle navi e indicavano la proprieta’
delle miniere e i controlli statali. Le produzioni iberiche di metalli
quali l’ argento e l’ oro erano la vera richezza della Penisola.Mentre
si puo’ capire il mercato dei metalli ci si puo’ chiedere perche’ si commerciavano
i prodotti alimentari fino all’ Alto Adriatico.Qui non mancano i pesci
ne l’ olio ne il vino che venivano prodotti nella Val Padana e specialmente
in Istria.Per questi prodotti nella X Regio Venetia et Histria si producevano
i contenitori generalmente chiamati adriatici e fra essi in grande quantita’
le Dr 6A e B e Dr 2-4; Completano questa famiglia le anfore grandi chiamate
con collo ad imbuto(vedi le illustrazioni). Le ricerche dei dieci ultimi
anni sulle produzioni adriatiche hanno portato alla conoscenza dei nomi
di produttori padani e istriani.In generale la proprieta’ delle produzioni
appartenevano alle grandi famiglie anche di senatori.Essi avevano organizzato
tutta la catena organizzativo-produttiva che poteva essere nelle mani
anche di donne. Esse commerciavano i prodotti nella Cisalpina ma anche
Oltralpi ove ci sono centinaia di anfore con i bolli dei produttori adriatici.Fra
essi, conosciuto nei due versanti delle Alpi, e’ Titius Helvius Basila
che forniva Padova e Magdalensberg nel Norico all’ inizio del I sec.d.C.I
suoi prodotti venivano trasportati perfino a Cipro come mostrano le anfore
scoperte dalla missione polacca che opera in quest’ isola e pubblicate
dalla Sztetyllo.
Invece T.Bezeczky
nei suoi libri ha dimostrato l’ esistenza di esportazioni delle varie
anfore lungo la via dell’ ambra che da Aquileia passava per la Pannonia
per arrivare fino Mar Baltico alla ricerca dell’ ambra, l’ oro del Nord.
(vedi bibliografia).Dopo la nostra visita al Museo Regionale di Klagenfurt,nel
parco archeologico di Virunum, e partecipazione dello scavo dell’ anfiteatro
di Virunum nel programma Raffaello,ci siamo formati l’opinione che nel
Norico come in Pannonia le proporzioni di prodotti importati sono molto
simili. Le varieta’ di prodotti importati anche dalla lontana Spagna risulta
anche in Mesia interiore, secondo la recentissima pubblicazione di P.Dyczek(vedi
bibliografia).Sopratutto si nota una prevalenza delle anfore adriatiche
destinate alle conserve,olio e vino(per i tipi vedi illustrazioni).Alcune
delle anfore come quelle con collo ad imbuto sembrano prodotte specialmente
per i mercati pannonici e norici.I loro corpi grandi e pesanti non dovevano
essere trasportati molto lontano e potevano servire per merce diversa
percio’ si crede che avessero uso polivalente. I recenti studi della Maier
-Maidl confermano le nostre osservazioni sulle presenze dei contenitori
importati nel Norico.G.Piccotini, che da anni dirige gli scavi a Magdalensberg,
ha pubblicato una interessante iscrizione posta su un frammento di anfora
ritrovata nella prima capitale della Carinzia.Essa mostra che in alcuni
casi si puo datare con grande precisione l’ anfora e il suo contenuto
consumato secoli fa’(vedi bibliografia).
Nell’ Alto
Adriatico fra le città’ romane del retroterra e le coste della
X Regio
si incrociava
il commercio adriatico con le importazioni provenienti dall’ Est e dall’
Ovest del Mediterraneo. Gli studi che abbiamo svolto sulle anfore spagnole
nel Veneto ci permettono la ricostruzione delle importazioni in questa
zona nodale dell’ Adriatico.Risulta la scarsita’ di importazione di olio
andaluso testimoniata dalle poche anfore ritrovate praticamente presso
la costa:da Adria,Altino e Concordia fino Aquileia. Al numero ridotto
di anfore olearie andaluse si accompagna un numero ancora minore di esemplari
catalani e andalusi per vino essi vi sono solo ad Adria.
Nel Veneto
sono presenti in numero relativamente basso, anfore andaluse per conserve
e salse di pesci.Il piu’ vecchio e numeroso deposito di anfore per garum
e’ stato ritrovato presso l’ Adige a Verona. La uniformita’ delle forme
delle anfore di Verona permette di suggerire che il deposito si e’ formato
nello stesso periodo augusteo.Un altro deposito relativamente grande con
anfore iberiche per olio e salse di pesci e’ ad Aquileia.Dati iniziali
pubblicati dalle M.Cipriano e B.Carre e la nostra ricognizione nei magazzini
museali permettono di stabilire che Aquileia presenta la collezione piu’
grande e variata di anfore spagnole ,e non solo spagnole, di tutta la
costa altoadriatica.Ad Aquileia si incontravano i prodotti importati dall’
Occidente e dall’ Oriente.Pare che in questo caso possiamo parlare di
libero mercato alimentare concernente anche il pesce iberico.Non mancava
sicuramente pesce adriatico che veniva trasformato nelle conserve in alcune
fattorie istriane,pero’ la quantita’ dei prodotti non puo essere ancora
quantificata dato che non e’ chiaro quali dei contenitori adriatici fossero
destinati al pesce.Alcune delle anfore adriatiche presenti anche nel Norico
a Magdalensberg e a Virunum potevano essere usate per vino o per conserve.Il
criterio di distinzione e’ incerto e si basa sulla presenza della impregnazione
dell’ interno dell’ anfora con la resina.Le anfore olearie non si impregnavano
date le proprieta’ dell’ olio stesso.Per queste imprecisioni e’ difficile
dire in che quantita’ il pesce adriatico fosse presente sulle tavole degli
antichi cittadini del Norico.Il quadro della situazione alimentare nelle
zone alpine si complica ancora di piu’ per l’ uso dei barili.Una volta
era incerto se fossero in uso in periodo imperiale,pero’ ormai il loro
uso nelle zone gallico-germaiche e’ stato confermato. Percio’ i calcoli
sul consumo dei vari prodotti possono essere solo orientativi.
L’arrivo
di contenitori oleari iberici sulle coste dalmate e’ stato dimostrato
da N.Cambi(vedi bibliografia).Questo caso indica che i contenitori venivano
distribuiti via Adria,Altino e Aquileia, una parte verso le coste e un’
altra nel retroterra prealpino.Sono conosciute solo due navi sommerse
presso le coste altoadriatiche.Pero’ i ritrovamenti della laguna veneta
indicano una certa presenza di contenitori oleari e per pesce importati
dall’ Andalusia(vedi testo di I.Modrzewska-Pianetti per il programma Raffaello
sul commercio degli alimentari nella X Regio)Indubbiamente la distribuzione
verso le provincie alpine avveniva ad Aquileia.
Non avevamo
pero’ presentato il quadro completo delle presenze di anfore spagnole
in Carinzia. Dopo aver fatto sopraluoghi a Magdalensberg, Virunum e Teurnia,
possiamo dire che e’ presente una certa quantita’ di anfore andaluse.A
Magdalensberg sembrano prevalere le anfore betiche per garum,Lo stesso
potevamo constatare durante due stagioni di scavo all’ anfiteatro di Virunum.
A Teurnia pero’, dopo vari anni di scavi, risultano 14 anfore betiche
su un assieme di piu di duecento.Fra le spagnole la maggioranza sono anfore
per garum e poche per olio e vino.Fra gli altri tipi la prevalenza sono
le anfore adriatiche Dr 6B e meno Dr 6 A.Risulta evidente un certo numero
di anfore per vino di Forlimpopoli e di anfore troncoconiche prodotte
nella Cisalpina orientale per olive.Sorprendente e’ la discreta presenza
delle anfore importate dal mondo Egeo.Tutte servivano per il vino.Le anfore
spagnole per garum viste nei depositi della Carinzia hanno tutte caratteristiche
delle paste conosciute nelle manifatture della zona di Cadice. Mancano
pero’ i tipi precoci Dr 7 come quelle che formano il deposito augusteo
a Verona. Pare che in pieno I sec.d.C venissero importate qui le anfore
betiche, che in prevalenza sono le Dr 38 oppure Beltran IIA accanto delle
Beltran IIA.Nel 1999 abbiamo proceduta alla campionatura di queste anfore
che sono allo studio analitico all’Universita’ di Sevilla(vedi la foto).I
timbri sulle anfore spagnole riportati dalla Maier.Maidl risultano pero’
d’ Italia. Forse cosi si manifesta il complicato processo delle produzioni
e distribuzioni della merce.
Oltre alle
anfore andaluse, nel parco archeologico di Magdalensberg, abbiamo visto
anche le forme ibride che chiamiamo Dr 8 similis.Non sono le prime anfore
di questo tipo che incontriamo.Le altre disperse in diversi luoghi ci
sono anche nel Veneto(vedi la carta e bibliografia).All’ inizio dei nostri
studi le credevamo di qualche produzione spagnola sconosciuta.Ora, dopo
aver visto la loro distribuzione nella Cisalpina, Pannonia e Norico crediamo
che possano essere imitazioni di forme spagnole ottenute nell’ Alto adriatico.
Nel 1997 durante una visita nella villa di G.D’ Annunzio sul lago di Garda
ne abbiamo scoperto una di questo tipo.Un altra si trova a Parma e anche
una a Vercelli.Tutte si caratterizzano per le piccole dimensioni: meno
di mezzo metro di altezza.Le paste poi confrontate analiticamente con
quelle di anfore indubbiamente spagnole Beltran II B ritrovate a Roncaglia
presso Padova, risultano individuate.(vedi foto con anfora di Roncaglia
e di Este).Queste anfore presenti a Magdalensberg meriterebbero unostudio
particolare.Un’ anfora "ibrida" ritrovata a Poetovio in Pannonia
ha titulus pictus :GARUM FLOS HISPANICI.Questo significa che serviva per
la salsa migliore proveniente della spagna.Ci si puo’ chiedere se non
poteva contenere solo prodotto spagnolo ed essere fatta nella Cisalpina?
Tutto questo
quadro deve essere ancora completato con la presenza delle altre anfore
importate a Magdalensberg, Teurnia e Virunum.In tutti questi luoghi risultano
presenti le anfore vinarie greco-egee,le anfore vinarie del’ Emilia e
delle vicinanze del lago di Como che ha microclima che permette la coltivazione
dell’ olivo. Specialmente le piccole anfore Forlimpopoli per vino emiliano
erano importate in Carinzia. Esse sono molto numerose in tutti i tre primi
secoli della nostra era anche nella laguna di Venezia e perfino in Mesia
Inferiore negli accampamenti militari come Novae sul Danubio.In Norico,
come in Pannonia e Mesia prevalgono per’ le importazioni di anfore varie
dell’ Adriatico.Per valutare le quantita’ di queste importazioni saranno
interessanti i risultati degli scavi inprapresi nel quadro del programma
Raffaello a Virunum.Essi possono completare il quadro dei contatti commerciali
fra le provincie romane.
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